Concorso di Composizione a Pisa

Ente Parco San Rossore Massaciuccoli

indice il Primo Concorso Nazionale di Composizione “Parco San Rossore”

BANDO DEL CONCORSO

1. Il soggetto della prima edizione è: “una composizione per flauto, pianoforte e voce recitante”
2. Il testo scelto per la voce recitante potrà essere:
A - un testo di qualunque genere in lingua italiana (racconto, componimento poetico, rievocazione storica, etc..) scelto dal compositore, purchè di argomento attinente al Parco San Rossore.
B - il racconto “la moglie di Flettner” di Fabrizio Altieri, riportato alla fine del presente bando;
3. La durata di ogni opera non dovrà superare i 15 minuti, e dovrà essere esplicitamente indicata in partitura.
4. Sarà gradito, ma non obbligatorio, l’invio di una registrazione. L’opera presentata dovrà essere inedita, non premiata in alcun altro Concorso di Composizione, e non potrà essere eseguita in pubblico o trasmessa da un organismo di radio-diffusione prima della data di attribuzione del Premio. La sola eccezione ammessa per tutte le opere presentate è l’esecuzione privata per effettuare la registrazione di cui sopra.
5. Le partiture, scritte in modo leggibile e corredate delle singole parti (è richiesta una sola copia delle parti) dovranno essere inviate in 3 copie entro il 31 marzo 2009 al seguente indirizzo: Ente Parco San Rossore - Massaciuccoli Tenuta di San Rossore- Località Cascine Vecchie 56122 Pisa. Ulteriori informazioni potranno essere richieste scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica: promozione@sanrossore.toscana.it e consultando il sito internet www.sanrossore.it oppure chiamando il numero 050/539381.
6. Al concorso sono ammesse opere di compositori senza limiti di età e nazionalità.
7. Il concorrente dovrà far pervenire alla sede dell’Ente Parco Migliarino S. Rossore Massaciuccoli un plico contenente:
a) 3 copie anonime dell’opera concorrente (ed eventuale registrazione, anch’essa anonima) contrassegnate da un motto;
b) una prima busta sigillata sulla quale dovrà essere riportato esclusivamente lo stesso motto della composizione. Tale busta dovrà contenere la scheda di partecipazione nella quale figurino luogo e data di nascita, numero telefonico, un breve curriculum;
c) una seconda busta con sopra scritto “all’attenzione della segreteria” contenente la copia della ricevuta versamento di cui all’articolo 13.

Saranno escluse dal Concorso le partiture e/o le registrazioni che oltre al
motto forniranno altre informazioni riconducibili all’identità dell’Autore.

8. Uno stesso compositore potrà partecipare con una sola opera.
9. Una Giuria nominata dall’Ente Parco San Rossore, e costituita da tre Membri, compositori e musicisti, selezionerà tre opere vincitrici, a cui saranno assegnati i seguenti premi:
• Primo premio. Euro 1.000 e pubblicazione dell’opera
• Secondo premio: Euro 500 e pubblicazione dell’opera
• Terzo premio: pubblicazione dell’opera

Le decisioni della Giuria sono inappellabili. Con la partecipazione al Concorso ogni concorrente si impegna ad accettarle senza diritto a contestazione.

10. Le opere selezionate saranno eseguite entro la fine del mese di maggio 2009 a conclusione della Festa del Parco 2009. È prevista la registrazione delle opere premiate.
11. Le composizioni premiate resteranno di proprietà piena degli Autori, i quali tuttavia si impegneranno per iscritto al fine di consentire che tali composizioni possano essere eseguite e diffuse libere da ogni diritto, ad eccezione dei diritti di autore.
12. La Commissione si riserva il diritto di non assegnare alcun premio nel caso reputasse che i lavori presentati non presentassero un adeguato livello artistico.
13. La partecipazione al Concorso comporta la incondizionata accettazione del presente bando e il versamento di € 30,00 a mezzo bonifico bancario o conto corrente postale intestato a Ente Parco Regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli, Tenuta di San Rossore- Località Cascine Vecchie 56122 Pisa, c/c 10792562; IBAN: IT02E0620014003000000189838
14. Copia dell’avvenuto bonifico o del versamento su c/c dovrà essere allegata al plico contenente le partiture. Le opere prescelte che risultassero non ottemperare agli obblighi del presente articolo saranno escluse dal concorso.
15. Il giudizio della Giuria è inappellabile.
16. Il presente Bando è da considerarsi l’unico ufficiale.
17. In nessun caso saranno restituite le partiture.

Appendice: racconto di Fabrizio Altieri, utilizzabile come testo per le opere del concorso

LA MOGLIE DI FLETTNER

L’uomo e la donna passeggiavano sulla battigia stando bene attenti a non farsi bagnare le scarpe dalle deboli onde che si allungavano sulla sabbia. Ogni tanto un’onda più forte delle altre provava a sorprenderli e loro, come ballerini un po’ attempati ma ancora agili saltellavano verso la sabbia asciutta scansando il pericolo e ridendo.
Il barcaiolo li aveva traghettati dalla sponda dell’Arno di Marina di Pisa fino alla parte opposta, dove iniziavano le spiagge della tenuta regia di San Rossore. Mentre tagliavano il fiume da sponda a sponda sulla barchetta malferma, vincendo la prepotenza dell’Arno che li voleva trascinare con sé in mare a tutti i costi, il nocchiero aveva detto che quella zona si chiamava “Il Gombo”. Una volta sbarcati si erano dati appuntamento dopo tre ore e si erano salutati.
L’uomo era vestito in giacca e pantaloni bianchi come si usava in Toscana, perlomeno a settembre, e aveva un buffo cappello marrone comprato durante il suo ultimo viaggio in Sicilia, “Coppola” la chiamavano. Sua moglie aveva tentato di dirgli che forse avrebbe stonato quando sarebbero tornati al loro Paese, la Germania, sulle spiagge del Mare del Nord, ma lui aveva insistito rispondendo che sarebbe stato l’unico ad averlo e tutti glielo avrebbero ammirato; d’altra parte a lui piacevano le cose non comuni e quel cappello... oh, quel cappello da quelle parti non era certo comune!
La donna gli teneva un braccio e aveva la testa reclinata su di lui. I suoi corti capelli formavano sulla spalla dell’uomo un mucchietto ben ordinato che dava ormai più sul grigio che sul dorato, una specie di spallina come nelle vecchie divise degli ufficiali, così da farlo sembrare un ufficiale rimasto con una spallina sola, l’altra forse tagliata via da un colpo di sciabola durante una battaglia. L’uomo teneva in mano un bastone di legno con un piccolo manico orizzontale nero, sagomato a forma delle dita per impugnarlo meglio.
La spiaggia del Gombo era deserta, a parte loro due e i pini di San Rossore, che erano coperti di salmastro portato dal maestrale e sembravano tanti soldati in attesa di uno sbarco nemico, pronti a respingerlo.
Il mare, come un venditore ambulante gentile ma instancabile, ad ogni onda proponeva ai due i suoi oggetti preziosi; conchiglie di ogni forma e colorazione, marroni, azzurre e rosse - anche bianche, ma quelle valevano meno - e poi le alghe, agglomerate in fogge tondeggianti oppure a forma di piccoli cespugli neri. E c’erano anche i pesciolini lunghi solo pochi centimetri che cercavano di prendere il largo ma venivano riportati sempre verso i due ‘clienti’ dall’onda impietosa, come un pescivendolo che mostra la freschezza della mercanzia. Solo i granchi, forti quasi come il mare, a volte venivano trascinati dalla risacca ma a volte le resistevano, fermandosi sulla sabbia quando l’acqua li lambiva e riprendendo il loro cammino quando l’onda si ritirava. L’uomo e la donna guardavano quel piccolo universo ai loro piedi con distacco, proprio come dei compratori interessati all’acquisto ma che non vogliono darlo a vedere per trattare sul prezzo. Passarono in lontananza due uomini con alcuni animali strani: erano i dipendenti della tenuta che portavano a spasso i cammelli del re. Le principessine li usavano per passeggiare tra i boschi.
L’uomo e la donna si fermarono a guardarli un po’ sorpresi; non si aspettavano animali così esotici tra i daini e i cinghiali di quelle pinete. Gli uomini sparirono oltre il Fiume Morto e loro due ripresero a camminare. Ad un tratto si fermarono e l’uomo, servendosi del bastone, cominciò a tracciare delle figure sulla sabbia bagnata e a parlare, mentre la donna guardava attentamente quei segni che lui tratteggiava. La figura era molto grande e l’uomo si muoveva velocemente intorno ad essa per poterla completare in tutte le sue parti, e mentre si muoveva parlava di principi fisici e di spinta e di portanza e di una nave senza vele ma anche senza eliche che tuttavia riusciva a navigare veloce. La donna ascoltava con interesse. Ripensò ai primi tempi della sua vita con quello strano uomo, all’inizio del loro matrimonio. Lui le parlava, le parlava, ma lei non aveva idea di quello che dicesse, lei non aveva studiato la fisica e la meccanica e neanche le macchine. La musica quella sì; sapeva suonare il pianoforte e leggere anche gli spartiti più complessi e aveva un talento particolare, glielo dicevano gli altri ma lei stessa senza falsa modestia lo riconosceva, per i Notturni di Chopin. L’amore per quell’uomo l’aveva spinta a cercare di capire i suoi strani progetti; prima il principio che stava alla loro base - si partiva sempre da un principio o da una legge fisica - e poi anche la loro realizzazione pratica. Aveva studiato e faticato molto ma dopo alcuni mesi era stata già in grado di capire le varie teorie che stavano alla base del lavoro del suo uomo. Per le realizzazioni pratiche le era occorso più tempo perché erano complicate e soprattutto cambiavano a seconda dei risultati degli esperimenti che suo marito conduceva sui modellini delle sue invenzioni. Alla fine però era riuscita a comprendere anche quelle.
L’uomo ora aveva finito il disegno sulla sabbia, ansimava per la fatica e la guardava impaziente con aria di attesa. Lei si era distratta seguendo quei ricordi ma intuì che le aveva chiesto un parere su quella sua nuova idea.
“Penso che funzionerà, Anton.” Disse. Non aggiunse che la nave avrebbe funzionato meglio se i due alberi invece che cilindrici fossero stati a forma di mazza da baseball. Era lui lo scienziato, prima o poi se ne sarebbe accorto; le bastava soltanto di stargli vicino, dargli il suo consiglio e non lasciarlo mai solo in quel suo mondo che nessuno penetrava tranne lui. E lei.
Il mare, disperato, propose il suo asso nella manica, una medusa piccolissima perfettamente formata e completamente diafana; un filamento di colore rosa al suo interno faceva immaginare che fosse la sua anima. Eroicamente arrivò fino a pochi centimetri dal disegno sulla sabbia per poi essere risucchiata di nuovo dall’onda in ritirata.
Una nube coprì il sole ma questo non turbò Anton Flettner. Prese di nuovo il braccio di sua moglie ridendo come un bambino e la baciò. Ora neanche un dubbio gli era rimasto, neanche uno.

Anton Flettner ideò, progettò e costruì la BadenBaden, una nave che sfruttava come propulsori due grandi cilindri rotanti che creavano una spinta grazie all’azione del vento su di essi. Con tale nave attraversò l’Oceano Atlantico nel 1926.
Successivamente fu dimostrato che la forma migliore per tale tipo di propulsione non è quella cilindrica, ma quella a forma di mazza da baseball.